SEMINARE SPERANZA
Author | Michele De Martin
1/26/2025
Questa ricerca spirituale, non poteva che trovare spazio fisico e meditativo migliore se non nella rappresentazione del nostro corpo, donne e uomini, e nella natura, che ci circonda, di cui siamo parte. Una natura che ci permette di poter sopravvivere accogliendoci in una specie di cerchio immaginario, un circolo virtuoso al quale siamo indissolubilmente legati che parte dal sole, senza il quale nulla sopravviverebbe. Attingendo da questa luce l’albero, che altrettanto nutrimento trae dalla terra con la quale comunica attraverso le sue radici, permette ai nostri corpi di sopravvivere con i suoi frutti. Albero…vita.
Esso ci rende partecipi della sua generosità offrendoci i suoi preziosi doni e chiedendoci in cambio solo un poco di rispetto che troppo spesso noi non gli concediamo.
Dobbiamo perciò rivolgere il nostro sguardo sull’essere umano cogliendone le fragilità, per poi rivolgerlo dentro noi stessi, nel nostro cuore.
Quell’albero solitario pare così dialogare con i corpi delle donne e uomini coperti dall’essenziale, spogliati di ogni orpello, spossessati di ciò che è superfluo.
Una umanità che comunica con la madre terra nella semplice speranza di poterne trarre il necessario sostentamento con il proprio lavoro a volte molto faticoso, ma pur sempre nobile.
Tutto ciò è facilmente intuibile nella semplicità e nel rispetto con cui sono state dipinte le figure di pescatrici, contadini, pastori, tutti perfettamente immersi in un mondo naturale caratterizzato da una luce costante, sempre spirituale. Una umanità intenta a lavorare nelle attività primigenie indispensabili, oppure assorta a dialogare con l’immensità del creato e della natura tutta. Nulla qui fa riferimento al superfluo, se non nella sua non raffigurazione.
Coglierne i riferimenti iconografici a carattere religioso è fin troppo facile, preferisco perciò percepirne il messaggio universale di amore, un amore certamente sotteso nella religione, ma non necessariamente, perchè la spiritualità non ne è un sinonimo, e l’essere spirituale non è inevitabilmente un essere religioso.
Il ciclo virtuoso della vita, e della speranza, va perciò inteso nel senso universale dove l’essere umano è parte integrante del mondo naturale, mondo nel quale vive e nel quale si risolve la sua esistenza, come ci ricorda Lucrezio :
“Il tempo trasforma la natura del mondo, ad una condizione un’altra succede e informa di sé tutto il cosmo, nessuna cosa rimane eguale a sé stessa: tutto si trasforma, tutto la natura àltera e costringe a mutarsi”
(De Rerum Natura, V, 828,831)
Una umanità nella quale, contrariamente all’uomo contemporaneo spesso mai soddisfatto e quasi religiosamente consumista, alberga il lume della spiritualità con la quale può seminare le proprie messi di speranza e di amore. Questo circolo si potrà chiudere proprio nel momento in cui riusciremo ad udire nella nostra anima una voce che ci richiami a prendere profondamente coscienza di quanto noi siamo parte integrante del miracolo della vita , dove tutto è collegato, un creato che manifesta infinite espressioni di bellezza, anche dove non ce lo aspetteremmo.
Facendo riferimento ai colori che caratterizzano queste opere potremmo anche coglierne il nesso con le quattro fasi dei processi alchemici, oggetto della speculazione psicologica junghiana. Il nero , la nigredo, che nei dipinti è molto utilizzato per lo sfondo, lo potremmo interpretare come quel che di noi stessi non conosciamo bene, che ci avvolge, un qualcosa che sta nell’ombra nascosto nel profondo della nostra mente dove rimarrà fintantoché non ce ne libereremo in modo tale che nel nostro inconscio rimanga solamente il ricordo dell’esperienza del dolore.
Invece i corpi e le loro semplici vesti ci traghettano al bianco, l’albedo, considerata la fase di fondamento per il rinnovamento, spesso accomunata alla primavera, e quindi alla rinascita. Un colore rievocativo della purezza, e della spiritualità, in bella sostanza celebrativo della luce come simbologia primaria di creazione. Anche qui sarebbe facile parafrasare i vangeli per quanto riguarda la spiritualità, come riferisce Gesù per il tramite di Giovanni:
“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. (Gv 8,12).
Una complessa fase di elaborazioni , attraversando la citrinas e la rubedo, per giungere alla liberazione finale.
Una metafora del percorso di crescita psicologica dell’individuo, e la metafora è un’ottima guida per la comprensione di molte cose che ci riguardano aiutandoci a vedere meglio la realtà e la sostanzialità della vita per seminare e coltivare con fiducia. Deus sive Natura, l’essere umano è natura, è parte integrante di essa, rispettarla è rispettare noi stessi seminatori di speranza, così come anche l’approccio con i giovani artisti invitati a partecipare al concorso “Sowing Hope Award” è di per sè una semina di speranza che questi uomini e donne raffigurati nelle tele hanno mietuto per vederne i frutti esposti a palazzo Palazzo Cavazza Isolani di Bologna.
Michele De Martin